Fare per Cambiare Fare per Cambiare
Area pubblica

Area Iscritti
Il Parlamento non è un mercato: basta privilegi nella competizione elettorale

Il Parlamento non è un mercato: basta privilegi nella competizione elettorale

27/10/2026

Condanniamo le distorsioni di un sistema che favorisce chi è già rappresentato nelle istituzioni e chiediamo neutralità istituzionale.

In questi giorni il Parlamento è al centro di una dinamica che solleva interrogativi sul funzionamento della nostra democrazia: la nascita di nuovi gruppi parlamentari e il passaggio di esponenti politici da una formazione all'altra, in un contesto in cui le regole elettorali possono incidere direttamente sulle possibilità di partecipazione delle diverse forze politiche.

Alcuni movimenti e gruppi parlamentari si stanno riorganizzando attraverso operazioni che sono dettate più da convenienze elettorali che da una reale evoluzione delle rispettive identità politiche.

Alcuni esempi? Andrea Crisanti (passato dal PD a Rifondazione Comunista), Luca Sbardella (da Fratelli d'Italia a Sud chiama Nord) e Luigi Nave (da M5S a Progetto Civico). Non contestiamo la libertà dei parlamentari di cambiare gruppo o di aderire a una diversa formazione politica, contestiamo che tali cambiamenti si intreccino con regole elettorali che attribuiscono vantaggi alle forze già presenti nelle istituzioni, creando condizioni di partenza profondamente diverse per chi intende partecipare alle elezioni.

Il sistema delle sottoscrizioni necessarie per presentare le candidature rappresenta uno degli aspetti più delicati della competizione elettorale ed uno degli aspetti più critici del cd. Melonellum dato che, per le forze politiche non ammesse alle esenzioni previste dalla normativa, la raccolta delle 6000 firme per collegio può tradursi in un adempimento particolarmente oneroso, soprattutto quando è richiesta in forma cartacea, con autenticazione e nei diversi collegi in cui si intende presentare una lista. Per le forze già presenti in Parlamento (cioé rappresentate come gruppi parlamentari) si applicano invece le esenzioni previste dalla legge (nel peggiore dei casi 1500 firme in luogo delle 6000) con oneri sensibilmente inferiori.

La differenza non è soltanto burocratica. Raccogliere migliaia di sottoscrizioni autenticate richiede tempo, risorse economiche, presenza territoriale e una rete organizzativa capace di operare entro scadenze rigorose.

Se la presenza parlamentare diventa il presupposto per ottenere condizioni più favorevoli nella successiva competizione elettorale, si crea un evidente problema di equità, le forze già rappresentate possono beneficiare di condizioni organizzative e procedurali più favorevoli, mentre quelle che cercano di entrare nel sistema politico devono affrontare ostacoli aggiuntivi proprio nel momento in cui tentano di sottoporsi al giudizio degli elettori, ancor peggio poi se le forze già rappresentate decidono di far nascere nuovo gruppi parlamentari in base alle alleanze con forze esterne al Parlamento.

Per questo chiediamo la DECENZA DEMOCRATICA di non trasformare il Parlamento in un mercato dei Parlamentari, chiediamo neutralità ai Partiti in Parlamento rispetto alle forze fuori dal palazzo, chiediamo di onorare il mandato Parlamentare adottando il più basilare rispetto istituzionale.

Chiediamo neutralità istituzionale e responsabilità politica. Le forze presenti in Parlamento non devono utilizzare la propria posizione per creare condizioni di vantaggio o di svantaggio per altre formazioni, soprattutto quando sono in gioco i requisiti necessari per partecipare alle elezioni.

Non chiediamo privilegi per chi è fuori dal Parlamento. Chiediamo che non vengano costruiti privilegi per chi è già dentro. Il Parlamento non è proprietà dei partiti che lo compongono in un determinato momento storico. È un'istituzione della Repubblica, chiamata a rappresentare i cittadini e a garantire il corretto funzionamento della democrazia.

Al mercato delle vacche noi non ci stiamo.