Persone e organi
I volti dell'Associazione, fino al primo Congresso.
Alfredo Mangano
Rappresentante Legale
Figlio di Stefano e Sandra, fratello di Sergio e Tiziana. Sono nato e cresciuto a Messina, la città dello Stretto, un luogo incantato denso di contraddizioni ed affetto da una delle più grandi malattie condivise con il resto dello stivale: un'economia stagnante, non specializzata, che comporta un collasso demografico inarrestabile frutto dell'assenza di visione di medio e lungo periodo. Una città che da oltre un secolo vive in un limbo: quello del Ponte.
E proprio questo limbo politico ha fatto accendere in me il fuoco dell'attivismo civile e politico. Mi sono sempre interrogato, sin da bambino, su ciò che accade attorno a me, mettendo in dubbio tutto (persino le regole algebriche, come ben ricorderanno i miei docenti di matematica alle superiori) nel tentativo di capire il meccanismo delle cose. Come crei una miscela esplosiva partendo da questa base? Facendola “incontrare” con un'altra miscela carica di ideologia, magari radicale. Ed è proprio ciò che mi accadde alle scuole medie ove, tra i docenti, avevo un esponente della “sinistra vera sinistra”, convinto nopontista, che trasformava le sue lezioni di educazione fisica in comizi (talvolta condivisibili), ma la questione, per me, non era sui contenuti ma sul fatto che una figura posta in posizione di potere obbligasse una classe di bambini (ragazzini? Oh dai, ci siamo capiti) ad assorbire concetti, idee e soluzioni, senza possibilità di discernimento o replica. Lo trovavo sbagliato, profondamente sbagliato, un abuso del suo ruolo. Per la cronaca: quel docente, qualche anno dopo, divenne sindaco della città dello stretto e ad oggi è stato l'ultimo sindaco di “sinistra vera sinistra” che la città di Messina abbia avuto.
Passò qualche anno ed arrivarono le superiori, scelsi un ITIS ad indirizzo informatico vista la mia passione per 0 ed 1 e tra una ROM Android modificata, ecosistemi software (sì, davvero!), siti web, e-commerce e qualche riga di Visual Basic, la mia passione politica esplose. L'ITIS era la terra di Blocco Studentesco (gruppo studentesco di estrema destra, ad oggi assai ridimensionato, fortunatamente) ed io, da buon moderato, non potevo accettarlo. Così la mia avventura studentesca iniziò nella R.A.S. (Rete Aggregativa Studentesca) un'associazione studentesca di … sinistra un po' più a sinistra! Unica alternativa possibile in quel contesto. Fu la mia prima tessera (che ancora oggi porto sempre con me, per ricordarmi da dove sono partito), furono le mie prime battaglie studentesche, organizzammo la più grande manifestazione giovanile che la città abbia visto (erano gli anni dell'onda lunga della Riforma Gelmini e della proposta di Legge Aprea), iniziai ad espormi, iniziai ad imparare come ascoltare, conobbi anche una certa idea di sinistra: quella rigorosa, seria e profondamente democratica di Enrico Berlinguer, che ancora oggi considero un riferimento etico e comportamentale più che ideologico. La R.A.S. fece il suo tempo, la mia passione no. Anche Blocco Studentesco iniziava a fare il suo tempo e tra contestazioni e confronti scoprì quanto il dialogo potesse illuminare e smontare certe narrative. E così tra autogestioni, proteste (anche verso quel docente che nel frattempo era diventato sindaco), occupazioni (non ho mai detto di averci partecipato o di averle organizzate, signor PM che legge! 🫣) e primo approccio con la P.A. , maturai una convinzione che diverrà (e lo è tutt'oggi) un mio pilastro di vita: la P.A. può e deve essere risposta per i cittadini, la P.A. è diretta espressione dello Stato e la sua ragion d'essere è garantire, semplificare e migliorare la vita dei suoi cittadini e delle Persone che vi abitano, se viene meno tale missione viene meno il senso dello Stato, e se viene meno lo Stato viene meno l'ordine che ci ha fatto superare lo stato di natura (dunque no, niente anarchia, che reputo un cancro per la società civile).
Questa convinzione si trasformò in un obiettivo: la Consulta Provinciale degli Studenti, una P.A. a portata di studente, un organo sottovalutato (un po' come la nostra UE) ma dal potenziale immane. Ci riuscii, quella scuola a me avversa divenne la mia base. E non finì qui, della Consulta ne divenni il vicepresidente. E lì, per la prima volta, mi trovai a dover attuare il programma promesso: riforma dello Statuto della Consulta (con l'inserimento dello strumento delle “delibere”, un nuovo attrezzo giuridico funzionale a coordinare le scuole del territorio), gli eventi contro le mafie (e la lettura in piazza dei nomi di alcuni boss mafiosi, arrestati qualche giorno prima) e poi il coordinamento di progetti regionali e molto, moltissimo altro.
Fun fact: Fare per Cambiare “nasce” con la mia candidatura in Consulta. La lista da me ideata a tale scopo si chiamava infatti “Wake Up - Fare per Cambiare”, sì, Fare per Cambiare era un sottotitolo, adesso è diventato il nome della nostra casa politica.
Gli anni delle superiori corrono, arrivo in Università ed entro nel “mondo reale”. Dopo un breve -e sfortunato- passaggio nel mondo sindacale con la guida di UIL Giovani a Messina, Fare per Cambiare nasce come associazione politica giovanile ed universitaria. Qui si aprono due anni intensissimi: eventi sociali, gestione di piccole aree verdi, la redazione di una proposta di Legge Regionale (Sicilia) sul Diritto allo Studio presentata all'allora Assessore Regionale Lagalla (il quale diverrà, qualche anno più tardi, sindaco di Palermo), l'attivismo in termini di dialogo inter religioso, l'organizzazione di raccolte fondi, le attività in Università con l'ottenimento dell'abbattimento di talune tariffe e molto altro. In questi anni comprendo la dinamicità della società, quanto possano variare i bisogni individuali e, soprattutto, comprendo l'importanza di valorizzare le passioni e le propensioni dell'individuo affinché possa dare del proprio meglio. Matura in me un'altra consapevolezza che diventa pilastro: se la società è capace di mettere ognuno nel contesto in cui può esprimersi al meglio, la società stessa migliorerà, in un circolo virtuoso perenne.
Fare per Cambiare cresce, si espande, si radica ed arriva ad un passo dal diventare un'associazione nazionale. Ma poi, come nelle più classiche storie d'amore, arrivò un colpo di fulmine e, nel mio caso, tale frase non potrebbe essere più azzeccata. Il colpo di fulmine è viola e si chiama Volt, è un Partito lanciato da poco con idee chiare: un'Europa forte, progressiva ed indipendente è necessaria, questo obiettivo è possibile in un modo solo: governare i singoli Stati UE per poter giungere, finalmente, al compimento del sogno Europeo. Insomma, tanti bei obiettivi, tanta voglia di fare e … così scelgo. Per due anni guido la sezione messinese di Volt, il gruppo cittadino cresce, fa eventi, arriva sui giornali, è presente sul territorio e viene coinvolto nel tavolo del fronte progressista per le elezioni cittadine del 2022. Ma, come in ogni nuova avventura che parte da un obiettivo e valori politici, ma non di metodo, le contraddizioni iniziarono ad accumularsi e per tale ragione, a fine 2021, dopo 2 anni intensissimi, decisi di lasciare Volt. Dall'esperienza viola ne uscì ricco di Europeismo, della comprensione del suo funzionamento, consapevole delle sue contraddizioni e limiti ma arricchito dalle culture Europee che l‘ambiente paneuropeo viola riuscì a mettere insieme, evidenziando le molteplici -ed inaspettate- similitudini tra le stesse. Imparai anche la complessità delle organizzazioni e della politica, fu infatti questa la mia prima esperienza partitica in senso stretto con ruoli di responsabilità. Dopo Volt decisi di prendermi una pausa dalla politica e dai suoi ritmi.
Ma si sa, le passioni vere e le inclinazioni naturali non possono essere domate a lungo vuoi per volontà, vuoi per destino. Era la fine del 2024, seduto ad un bar a Roma, vidi sul feed Instagram un reel di una pagina chiamata “Drin Drin”. Lo stile, il messaggio, la narrativa mi incuriosirono, approfondii ed iniziai a meditare un nuovo impegno. Prima del Drin Drin non conoscevo nessuno dei suoi due leader, ad attrarmi fu il messaggio, il sogno, i principi da realizzare, il modello promesso di un Partito con una struttura nuova per costruire risposte nuove, fu di quello spirito che mi appassionai. E così, ad inizio 2025, dopo un confronto con una vecchia conoscenza messinese grande fan del progetto, decisi di tesserarmi. Il resto è tutta storia recente: guidai il gruppo Salernitano di Drin Drin/ORA! (sì, Salerno, vi spiego tutto più avanti), gruppo divenuto il secondo più attivo in Campania dopo Napoli, avviando un lavoro rilevante di strutturazione; fui eletto in Assemblea Nazionale risultando il Drinner campano più scelto (non mi piace il lemma “votato” 😝) e poi … il tradimento di quel sogno. Scelte gestionali e politiche folli; arroganza; chiusura; paternalismo; protagonismo; compressione degli spazi di confronto; accentramento del potere; pressapochismo ed insulti quotidiani, completati da dichiarazioni pubbliche individuali da parte dei rappresentanti nazionali contrastanti con le posizioni votate dal Partito, fondi spesi senza informare gli organi eletti, emorragia di volontari dovuta a tutto ciò condita da orecchie da mercante e progressiva opacità. Insomma, è storia recente e la conoscete già. Ma anche da questa esperienza ho imparato. Ho imparato l'importanza di avere dei valori non negoziabili, la bellezza della coerenza e la necessità del coraggio, soprattutto in Politica, soprattutto se vogliamo lasciare questo posto in maniera migliore rispetto a come lo abbiamo trovato.
Ed eccoci qui, se siete arrivati a questo punto anzitutto complimenti! Non era facile, spero abbiate trovato piacevole quanto avete letto e quindi … ah, aspettate, effettivamente non ho ancora risposto ad una domanda: cosa faccio per vivere?
Come avrete notato l'iniziale passione informatica è andata via via scomparendo ed ha lasciato posto a statuti, organizzazione e politica. Cosa è successo? È successo che la politica mi ha fatto scoprire la mia vera -strana- passione: la Legge. La passione per l'informatica non è svanita ed accompagna ancora oggi il mio approccio pragmatico e schematico, ma ho capito che la Legge è lo strumento giusto per migliorare una società civile, basata sul Diritto, la Legge è il braccio delle riforme, del cambiamento, la norma è ciò che resta nei secoli di idee, soluzioni e risposte, la Legge non passa ma rimane, anche se abolita o riformata, la Legge è la schematizzazione e l'attuazione pratica della filosofia e dei principi nei quali ci riconosciamo.
Preso da questa consapevolezza, dal terzo anno di superiori iniziai a studiare autonomamente Diritto e, finite le superiori, decisi di iscrivermi alla facoltà di Scienze Politiche presso l'Università di Messina, qualche mese dopo mi arrivò però una proposta che mi mise davanti ad una scelta, una di quelle scelte, di quei “turning point” che definiscono come andrà la vita: la proposta di un apprendistato professionalizzante, della durata di tre anni, nella qualifica di Coordinatore Amministrativo presso una Società Cooperativa Onlus. Sono una Persona del Fare (come avrete intuito) dunque stoppai l'università ed ebbe inizio la mia avventura nel mondo del lavoro. Da quella scelta, era metà 2018, iniziarono tre anni tosti dove conobbi sul campo le implicazioni pratiche dei testi di Legge, delle dottrine del diritto, conobbi la burocrazia ed il funzionamento della macchina dello Stato e maturai una scelta: quella P.A. dovevo cambiarla, da fuori, da dentro o da entrambi. E poi … arrivò il Covid, una tragedia immane sul piano sociale, sanitario ed imprenditoriale, ma in quel fosco buio vidi un'opportunità: le ASL (ASP in Sicilia) avevano bisogno di personale, era la mia occasione per portare in P.A. ciò che avevo imparato nel lavoro e nelle mie attività pubbliche, e così fu. Per poco più di 1 anno lavorai in Centri Vaccinali, IRCCS, Hub vaccinali (tra i quali il secondo hub più grande in Sicilia ove mi occupai della gestione del personale) e Centrale Operativa, un'esperienza sfidante sul piano professionale ed umano ma che fu un adeguato “riscaldamento” ai successivi 4 anni. È il 2022 e ricevo una PEC: è la Regione Campania. Mi comunicano di essere risultato idoneo all'assunzione presso i Centri per l'Impiego, il lavoro -adesso- dovevo trovarlo per altre Persone. Ovviamente è stato tutto molto più difficile di così, le politiche attive per il lavoro sono un mare magnum di dinamiche giuridiche, economiche e, nondimeno, umane; a ciò si aggiunse anche il PNRR che stanziò molti fondi (gestiti non sempre in maniera ottimale) e consequenziali azioni operative. Soggetti stranieri, aziende, beneficiari di sussidi al reddito, soggetti con disabilità, inclusione sociale, qualifiche professionali, commissioni d'esame … vissi il mondo del lavoro a 360°. L'esperienza campana mi ha fatto vivere i limiti delle politiche attive ed, in generale, i limiti di soluzioni pensate a tavolino senza tenere debito conto della realtà (stante l'immane difficoltà di strutturare politiche pubbliche). Così decisi che quelle politiche, quelle Leggi, dovevo scriverle forte dell'esperienza maturata sul campo e, accettando una sfida verso me stesso, mi iscrissi ad un concorso in un ente costituzionale che quel potere di iniziativa legislativa lo ha davvero. Pochi posti, materie settoriali, salti mortali per studiare ma, alla fine, quel concorso lo vinsi. Oggi lavoro a Roma presso la Direzione Giuridico-Legislativa di quest'organo della nostra Costituzione e alla scrittura di quelle Leggi, pian piano, mi sto avvicinando.
Ah, nel tempo libero ascolto musica — Caparezza vate assoluto — e adoro girare in kart.
Cerco di mettere il meglio di me stesso, tutto me stesso, in ogni cosa che faccio e Fare per Cambiare non fa eccezione. Fare per Cambiare è la sintesi di tutto ciò che ho fatto, è la nostra casa politica, quella casa politica da utilizzare come base per cambiare e migliorare il mondo attorno a noi per lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti, un posto migliore rispetto a come lo abbiamo trovato, illuminato da Giustizia e Libertà.
Siamo Democratici, Europeisti, Liberali, Progressisti e Moderati, ed in tutti questi valori mi riconosco. Sono quei valori che con più o meno consapevolezza hanno sempre guidato il mio percorso sin da quei banchi alle scuole medie, e me ne rendo conto adesso, anche grazie a questo testo.
That's all, folks